Genova rimette in gioco 32 aree abbandonate: da fabbriche e magazzini nuove occasioni per lavoro, servizi e investimenti

A Palazzo Tursi presentato il piano comunale per la rigenerazione urbana. Silvia Salis: «Le aree dismesse possono e devono diventare nuove opportunità di lavoro, innovazione, servizi e sviluppo economico sostenibile». L’elenco delle aree

Trentadue aree dismesse o sottoutilizzate da riportare dentro la vita produttiva, sociale ed economica della città. Ex capannoni, complessi industriali, magazzini, ruderi, immobili pubblici e privati oggi segnati dall’abbandono o da usi marginali diventano il cuore del nuovo piano di rigenerazione urbana presentato questo pomeriggio nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi. L’obiettivo del Comune di Genova è costruire un quadro chiaro per chi vuole investire sul recupero dell’esistente, senza consumare nuovo suolo e provando a trasformare i vuoti urbani in opportunità di sviluppo.

Il piano individua 32 ambiti strategici distribuiti sul territorio comunale. La maggiore concentrazione riguarda le vallate cittadine, storicamente segnate da insediamenti produttivi, manifatturieri e logistici, ma l’elenco comprende anche immobili e aree connesse al sistema portuale e alla fascia urbana di Sampierdarena. Il senso dell’operazione è duplice: da una parte recuperare patrimonio edilizio oggi degradato o inutilizzato, dall’altra offrire strumenti più semplici e prevedibili a imprese, proprietari, investitori e soggetti interessati a riattivare questi spazi.

L’incontro è stato aperto dal vicesindaco e assessore allo sviluppo economico e rapporti porto-città Alessandro Terrile. Il direttore generale del Comune Pasquale Criscuolo ha illustrato il ruolo dell’ente nelle politiche di rigenerazione, mentre l’assessora all’urbanistica Francesca Coppola è entrata nel merito delle aree e delle opportunità di trasformazione. L’assessore al patrimonio Davide Patrone ha invece affrontato il tema della valorizzazione dei beni comunali, prima delle conclusioni affidate alla sindaca Silvia Salis.
«La rigenerazione urbana è una delle leve attraverso cui Genova può costruire il proprio sviluppo nei prossimi anni – ha dichiarato la sindaca Silvia Salis – parliamo di 32 aree dismesse o sottoutilizzate che possono tornare a essere luoghi produttivi e utili alla città. In un territorio come il nostro, denso e complesso, recuperare il patrimonio edilizio esistente significa fare una scelta di qualità urbana, ambientale ed economica. Grazie a questo progetto, il Comune mette a disposizione un quadro chiaro per chi vuole investire a Genova: aree, strumenti normativi, possibilità di riuso temporaneo, incentivi alla rigenerazione e un’interlocuzione più ordinata attraverso la Genoa Business Unit. L’obiettivo è attirare e accompagnare investimenti coerenti con la vocazione produttiva, portuale, tecnologica e urbana della città, mantenendo un ruolo pubblico forte nell’orientare le trasformazioni. Le aree dismesse possono e devono diventare nuove opportunità di lavoro, innovazione, servizi e sviluppo economico sostenibile».
Il piano punta anche sugli usi temporanei, considerati uno strumento flessibile per riattivare immobili e spazi in attesa della trasformazione definitiva. L’amministrazione ha previsto una semplificazione delle procedure per consentire sperimentazioni urbane e riusi transitori, ma con limiti precisi: restano escluse le grandi strutture di vendita e le attività incompatibili con la pianificazione territoriale e con gli obiettivi ecologici del Comune. L’idea è evitare che il recupero si traduca in operazioni scollegate dal contesto e favorire invece funzioni capaci di produrre benefici anche per i quartieri circostanti.
Per Alessandro Terrile, il provvedimento approvato in giunta rappresenta l’avvio operativo di una strategia più ampia. «Il provvedimento approvato in Giunta rappresenta il primo, concreto passo di un percorso virtuoso volto a rendere Genova sempre più attrattiva per gli investimenti pubblici e privati, puntando con decisione sulla trasformazione e il riutilizzo dell’esistente – dichiara il vicesindaco Alessandro Terrile –. In una città caratterizzata da una strutturale scarsità di spazi, non possiamo permetterci nuove edificazioni: la nostra priorità assoluta è recuperare le aree dismesse o sottoutilizzate, accendendo su di esse un riflettore normativo e agevolativo per trasformarle da problema a straordinaria opportunità di sviluppo economico e rigenerazione urbana, a beneficio di tutto il territorio circostante. Genova possiede enormi fattori di competitività rispetto al resto del Nord Italia, ma per farli emergere è indispensabile una condizione: le istituzioni, Comune, Regione Liguria, Autorità di Sistema Portuale e il tessuto economico devono fare squadra. Siamo particolarmente orgogliosi della stretta sinergia avviata con Confindustria Genova. L’iniziativa di oggi non vuole fermarsi al livello dei convegni, ma segna l’avvio di un percorso concreto di collaborazione attiva».
La cornice tecnica del piano è legata all’applicazione della legge regionale sulla rigenerazione urbana, che il Comune utilizza per concentrare attenzione, incentivi e opportunità su aree considerate strategiche. Non si tratta soltanto di inserire immobili in un elenco, ma di indirizzare le trasformazioni verso una qualità urbanistica, architettonica e paesaggistica più alta. È questo il punto sottolineato da Francesca Coppola, che lega la riattivazione degli immobili alla riduzione del consumo di suolo e alla costruzione di benefici per il contesto urbano.
«Per la prima volta il Comune di Genova applica in modo strutturato gli strumenti previsti dalla legge regionale sulla rigenerazione urbana, individuando 32 aree strategiche su cui concentrare attenzione, incentivi e opportunità di investimento – dichiara l’assessora all’urbanistica Francesca Coppola –. Inserire un immobile all’interno di un ambito di rigenerazione urbana non significa soltanto favorirne il recupero, ma orientare le trasformazioni verso una maggiore qualità progettuale, urbanistica e paesaggistica. Vogliamo promuovere interventi capaci di generare benefici per il contesto circostante, restituendo funzione e valore a spazi oggi inutilizzati senza consumare nuovo suolo. In questa direzione gli usi temporanei rappresentano uno strumento particolarmente innovativo e flessibile: consentono di riattivare gli immobili anche nelle fasi intermedie, sperimentare nuove funzioni, attrarre energie e investimenti e costruire percorsi di rigenerazione progressiva che accompagnino la trasformazione della città nel tempo».
Accanto alle aree private, il Comune apre anche il capitolo del patrimonio pubblico. Davide Patrone indica una seconda fase dedicata agli immobili dismessi di proprietà comunale e alle aree pubbliche, con l’obiettivo di costruire un quadro coordinato insieme agli altri enti. «Oggi non solo presentiamo un progetto importantissimo per la rigenerazione di decine di aree private della città, ma apriamo a una seconda fase per il patrimonio pubblico del Comune e per le aree del Comune – dichiara l’assessore al patrimonio Davide Patrone –. Traguardiamo una prospettiva di valorizzazione di quelli che sono immobili dismessi, per agevolare la rigenerazione urbana, e assieme all’Agenzia del Demanio firmeremo un piano strategico con tutti gli altri enti pubblici della città, affinché questo tipo di strategia possa integrarsi con uno strumento di coordinamento delle esigenze e delle prospettive di tutti gli enti pubblici».
L’elenco delle 32 aree fotografa una città fatta di vuoti industriali, resti produttivi, immobili pubblici e spazi marginali che potrebbero cambiare funzione. Sono comprese via Fratelli Noli 5, con Film Commission, ex ferriera e lanificio; via delle Fabbriche 53-55, parte del complesso Ireti in Val Cerusa; via delle Fabbriche 26-28, rudere sulla sponda destra del Cerusa; via delle Fabbriche 59 rosso, ex edificio Enel in Val Cerusa; via delle Fabbriche 16 rosso, ex cartiera in Val Cerusa; via Fiorino 2, edificio dismesso; via Molinetto di Voltri 1-7 rosso, con due capannoni sulla sponda destra del Leira; via Ovada 1, 2, 1 rosso e 1A rosso, complesso Janua Algor; via Acquasanta 20, ex cartiera Grillo; via Carpenara dal 70 all’88 e dal 94 al 102, serie di capannoni in Val Varenna; passo Ruscarolo 61, 63, 67C, 61 rosso, 71 rosso e 75 rosso, con piccoli capannoni e ruderi sul rio Ruscarolo; via Giovanni Gaggero 3, 12, 14 e 16, ex lavanderia con condomini interclusi; via Chiaravagna 30-38, ruderi sulla sponda destra del Chiaravagna; via Chiaravagna 139-145, ex Basital e altra area scoperta con manufatti; via Francesco Rolla 9, ex panificio militare; via Argine Polcevera 22A, 53V rosso, 55 rosso e 57 rosso, capannoni tra la viabilità sulla sponda sinistra del Polcevera e la ferrovia; via Giacomo Bruzzo 13, 15 e 17, capannoni di proprietà comunale e residenze circondate dall’area Derrick; via al Santuario Nostra Signora della Guardia 15, edificio nella penisola tra i torrenti Burba e Polcevera; via Sardorella 14, 18 e 20, capannone e area scoperta sulla sponda sinistra del Sardorella; via Enrico Toti 19, 14 rosso, 16 rosso, 61D rosso, 61E rosso e 61F rosso, complessi di capannoni ai lati della strada; via Piacenza da 1 rosso a 26 rosso, area dei marmisti a est del cimitero; via Piacenza da 35 a 51 rosso, capannoni a ovest del cimitero; via Lodi 15, 17, 19, 25 e 27, ex Ricupoil; via Inferiore Rio Maggiore 4 e 4C, complesso di capannoni; via Isola del Vescovo 195, area scoperta con manufatti; via Geirato dall’80 all’86, complesso di capannoni e altri edifici; via Cadighiara 45, ex calzaturificio; via Sampierdarena 2, ex Casa Bertorello; via Sampierdarena 32, palazzina ex Messina; via Sampierdarena 26-28, ex Società di Salvamento; via Sampierdarena 28 rosso e 30 rosso, magazzino; via ai Cantieri 4 rosso e 6 rosso, ex palazzina Forever.
Il piano prova quindi a mettere ordine in un patrimonio frammentato, ma potenzialmente decisivo per lo sviluppo urbano. La scommessa è che aree oggi percepite come problemi possano diventare luoghi produttivi, spazi per servizi, sedi di nuove attività, occasioni di lavoro e tasselli di una città più compatta. In una Genova dove lo spazio è scarso e il consumo di nuovo suolo è sempre più difficile da giustificare, la rigenerazione dell’esistente diventa non solo una scelta urbanistica, ma una strategia economica.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.